Post9  Podcast Intervistayoga 21100

Post8  Intervista sulla rivista Thalasso & Spa


Post7 Ahimsa



Post6 Patanjali e Yoga Sutra


Post5 Prakriti e Purusha


Post4 Lo Yoga Darshana


Post3 I 6 Darshana


Post2 Yoga e Sport (parte2) 


Post1 Yoga e Sport











Post7 Ahimsa

Yama e Nyama sono le radici del percorso dello yogi.
Più saranno forti e maggiore sarà la capacità di resistenza ai venti di tempesta della vita.
Gli Yama ci aiutano nel’ affrontare il rapporto con il prossimo,i Nyama invece indicano la strada nel percorso individuale verso la quiete dell’anima.

Il primo Yama è Ahimsa: la nonviolenza.
Nonviolenza verso ciò che hai vicino e ciò che hai intorno questo è ahimsa.
La violenza non può albergare in una mente quieta.
Quando viviamo schiavi dei sensi e in funzione del loro appagamento è facile che la mancanza della loro soddisfazione sfoci in un istinto violento.
Questo può accadere a livelli superficiali e influenzare solo i nostri pensieri oppure a livelli più profondi e guidare la violenza nelle nostre azioni dirette verso il prossimo.

Una mente stabile in uno stato unitivo (yoga) che comprende piuttosto che separare ed escludere ha la capacità di eliminare alla radice qualsiasi atto violento sul nascere.
La pratica della disciplina yogica richiede al praticante un costante sforzo di non violenza affinché nel tempo la propria anima si stabilisca in questa condizione in modo autonomo.

Arriverà un giorno che non mi sforzerò più di essere “Non violento” perché quello ormai sarà diventato lo stato del mio essere.
Nel’ Asana ahimsa ha una duplice rilevanza.  Da un lato le richieste della mente verso il corpo devono continuamente tenere conto delle reali condizioni fisiologiche dall’altro evitare che l’esecuzione di una posa sia al servizio di un appagamento egoico.

Voglio fare quel asana per aiutare la mente a quietarsi e conservare la salute  o lo voglio fare per identificarmi con la mia capacità di eseguire quell’asana?
Un praticante avanzato è spesso identificato come colui che è in grado di eseguire asana complessi....Sicuramente se è avanzato nella pratica sarà in grado di farli ma non è detto che ne abbia bisogno...
L’ asana non è un obbiettivo da raggiungere ma solo un “dato di fatto”.Se la pratica è costante e duratura allora l’asana potrà apparire tecnicamente è fisicamente complesso.

Quando ricerco l’asana per soddisfare il mio ego ahimsa non è presente.
Quando lo Yogin attraverso la pratica e la disciplina nel cammino degli 8 rami dello yoga (Ashtanga Yoga) comprende di essere “parte dell’oceano e non una sola goccia “ in quell’ istante non ci sarà piu sforzo nella ricerca di ahimsa perché lui sarà “AHIMSA”!




Post6  Patanjali e Yoga Sutra


Lo yoga è un Darshana(punti di vista della realtà) .Come tale ha un impianto filosofico che spiega l universo in modo dualistico tramite la figura di Purusha e Prakriti.

Come gli altri darshana ha dei personaggi di riferimento ben precisi e dei testi antichi che ne descrivono le caratteristiche.
In realtà le radici dello yoga sono ben più antiche del periodo dei Darshana ma identifichiamo in quel periodo Il testo di riferimento dello yoga ,ovvero :”lo yoga sutra” di Patanjali.
Un testo apparentemente semplice composto da quasi 200aforismi che hanno una funzione molto evocativa e poco descrittiva.
Risale a circa 500 anni a.c. , secondo le ultime teorie pare che ciò che si trova al suo interno sia una sorta di “raccolta” delle conoscenze del periodo...

Patanjali in realtà pare non creò nulla ma mise insieme un “puzzle”di sapere del periodo.

Egli in sintesi descrive i mezzi idonei attraverso i quali raggiungere il controllo della propria mente ed entrare in contatto con il proprio Sé.
Detta così sembra una cosa abbastanza semplicistica...ma in realtà i sutra sono forse uno dei più grandi trattati inerenti lo studio sulla psiche umana mai conosciuti.
La comprensione dei sutra passa spesso attraverso un commentario..il più importante dei commentari è sicuramente quello di Vyasa che risale a qualche centinaio di anni dopo la stesura del testo. Questo commentario secondo molti accademici è in realtà parte integrante del testo e dovrebbe sempre affiancarne lo studio.

Tutti gli altri commentari che potete trovare in giro sono da considerarsi dei sub-commentari ,che spesso si riducono a interpretazioni personali degli autori (per quanto interessanti possano essere).
I sutra parlano di yoga da un punto di vista sottile...cioè analizzano sopratutto gli aspetti inerenti la meditazione e il controllo dei flussi mentali.

Parlano in realtà di quello che viene conosciuto come Raja Yoga,ovvero di quella parte dello yoga che può portarci agli stati alti di consapevolezza e di “super coscienza “.

Ricordiamoci bene che l' hatha Yoga che pratichiamo noi occidentali invece arriva molto dopo Patanjali e va visto come una sorta di “trampolino di lancio “ per il Raja Yoga.
In questo testo ad esempio non si parla quasi per niente di Asana e Pranayama se non per darne una definizione generale. Patanjali lascio a testi secondari L approfondimento della parte fisica della pratica.
I sutra non sono un semplice testo da leggere...sono un po’ come la Bibbia per un Cristiano...accompagnano L esistenza del praticante sempre. La loro comprensione è difficile sopratutto se non abbinata alla “pratica” nella vita di tutti i giorni.
La comprensione di alcuni sutra richiede spesso L abbandono di schemi mentali sottili radicati nelle nostre vite piene di attaccamento e di sofferenza data dall’ identificazione nei nostri pensieri.

Personalmente ritengo che per praticare yoga non sia essenziale studiare e conoscere i sutra ...per lo meno non subito, all inizio del proprio cammino.
Lo yoga a differenza di tutti gli altri darshana è un sistema che richiede la pratica per la sua comprensione.
Se sei un grande studioso accademico di yoga ma non pratichi i diversi rami (compresi quelli fisici di Asana e pranayama) non potrai mai capirlo a fondo.
Vyasa diceva “solo con lo yoga si può capire lo yoga”.
Donna Farhi dice “per praticare e sperimentare che lo yoga funziona non è necessario conoscerne a fondo il pensiero filosofico e il suo impianto costruttivo...non più di quanto sia importate conoscere come funziona L universo perché esso funzioni”.

In Patanjali troviamo tanti elementi interessanti da poter studiare e riportare anche nella nostra pratica di Asana e Pranayama,ma non è detto che ciò accada da subito.
Approfondire la pratica con la lettura e lo studio dei testi antichi è molto interessante e stimolante.
Può darsi che inizialmente riusciate a praticare “solo”sopra un tappetino...ma piano piano quella quiete,quella concentrazione, quel senso di presenza e di “qui e ora “possono migrare verso la vita di tutti i giorni.
Imparando la non violenza,il non attaccamento,la pulizia, la continenza,l’austerità e tutti li altri principi morali dello yoga sul tappetino sarà forse più facile portarli con noi nella vita di tutti i giorni.

Il miglior libro sullo yoga che possiate leggere .non ha copertina e non ha parole scritte...il libro migliore è la vostra pratica..sul tappetino....e sopratutto fuori .Solo con quella tutto arriverà e diventerà sempre più chiar
o.


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Post5  Prakriti e Purusha


Lo Yoga come Darshana riprende l’impianto filosofico di un altro Darshana:Il Samhkya.
Questi due “punti di vista” hanno tanti punti in comune che caratterizzano il loro pensiero...vediamoli.!
La realtà per loro è basata su due principi opposti. Prakriti e Purusha!

In modo riduttivo e banale tipico delle nostre culture potremo tradurli come “natura”e “coscienza”!
La Natura (Prakriti) comprende tutto il mondo fisico e tutta la mente, con tutte le sensazioni, emozioni, pensieri

Anche se ci consideriamo “animali evoluti” l'intelletto ed il senso dell'io sono prodotti della Natura.La mente, i sentimenti, i pensieri sono materiali come il telefono che hai in mano...e non “spirituali”...?
Prakriti è un divenire,un continuo mutamento e intreccio dovuto all’ alternarsi di 3 “fasi “:
1 Equilibrio/purezza (Sattva)
2Movimento/Frenesia (Rajas)?
3Staticità/Apatia (Tamas).

Ok Prakriti ci siamo...non è un concetto troppo difficile da capire.
E sto Purusha invece ?chi è ? Cosa è?....Purusha è “L omino che osserva”
...Coscienza, luce...silenziosa, immobile,pura consapevolezza,presenza,immutabile eterna coscienza....uno “Spettatore”che immerso nel mondo ha dimenticato sé stesso e si è identificato con lo spettacolo! Ricordate il film in 3d del post4?
Il cammino dello yoga ha come scopo quello di consentire al praticante di capire la differenza tra il mondo manifesto e transitorio (Prakriti/natura) ed il suo conoscitore permanente(Purusha/osservatore)
Quando lo yogi capisce la fregatura ....ha fatto un Bingo!
E allora? Poi cosa accade allo yogi?

Farà come Abatantuono!Inizia a lievitare ?o meglio “svulazzare”come il mago di Segrate ?
Magari non lieviterà e non camminerà sulle acque ma forse potrà accettare i continui mutamenti del mondo manifesto (Prakriti) in un modo distaccato, mentre isola se stesso dal corpo, dalla mente e da tutte le forme dell’esperienza della vita materiale.

In fondo il nostro corpo a ben guardare è poco più di un capo di alta sartoria!
Infatti, l’essere fisico di una persona ed il suo essere spirituale, rappresentano, due differenti livelli di esperienza e di realtà.
Questo concetto crea quindi una fondamentale divisione tra corpo(materia) da una parte ed anima(spirito) dall’ altra.
La confusione tra questi due principi è vista come l’origine dell’ignoranza, dell’illusione (Maya)...Magari qualcuno ha già sentito parlare del “velo di Maya”...ovvero un concetto ripreso dal nostro filosofo Schopenhauer per parlare però di qualcosa già noto da diversi millenni negli antichi Darshana!

Arriviamo sempre tardi noi occidentali...
Ma torniamo a noi....Questa illusione purtroppo non ci permette di vedere come stanno realmente le cose...in quanto la luce dell’anima, Purusha, viene nascosta ed intrappolata nel campo materiale e nel mondo delle forme, Prakriti.
In alcuni antichi testi viene addirittura indicato molto poeticamente dove ridiede il nostro Purusha ...ovvero in una piccolissima stanza nella profondità del nostro cuore.

Insomma cari miei...ci tocca aiutare il nostro omino? a pulire gli occhiali sporchi che porta!!

Sporchi di quel velo d'ignoranza che è Avidya.
Conosco un tipo di salviette che possono essere molto efficaci...se non ricordo male la marca era ...”Yoga”


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Post4  Lo Yoga Darshana


Come abbiamo visto nel post precedente lo yoga è uno dei 6 “punti di vista” della realtà...tutti e 6 osservano la stessa cosa,ma da un angolazione diversa.
“Lo yoga Sutra” di Patanjali è l' opera più antica che tratta di Yoga.

Patañjali era in realtà L interprete dello Yoga Darshana più che l’autore nel senso più occidentale. Non è poi così importante dare un nome a chi ha messo per iscritto un sapere antico che deriva dai Veda. Ma come funziona il pensiero filosofico del punto di vista dello Yoga?

Partiamo da qui:
“Quando penso di essere ‘solo’ questo corpo e questa mente nasce la mia sofferenza”
Il mondo che osservo sarà sempre incompleto perché manca la coscienza (che non può osservarsi)un po’ come L occhio...non si può vedere da solo! Ma son certo che esiste se no come faccio a vedere?
Noi pensiamo di essere separati da tutto il resto perché ci identifichiamo...nel corpo (che produce sensazioni fisiche) e nella mente (che produce pensieri).
Il succo sta nel:

Penso che il corpo sta nel mondo,che la mente sta nel corpo e che la coscienza è nella mente!”
E bravo!! Li casca L asino!questo è L errore fondamentale che facciamo!

La coscienza non sta solo nella mente...sbagliando mi identifico con un IO che mi sembra separato dal resto del universo...e quindi soffro perché divento EgoCentrico!
“Penso di essere un onda e non capisco che sono anche L acqua del mare...”
Se lo capisco è fatta! mi libero dalla sofferenza!
Per capire o meglio per “vedere” come stanno veramente le cose...è fondamentale il silenzio della mente...spegnere le chiacchiere della mente.

Immaginiamo di andare al cinema....inizia il film....il film è talmente coinvolgente e ben fatto...pieno di effetti speciali...è anche in 3d....al ingresso ci hanno anche dato gli occhialini....piano piano son talmente preso che mi emoziono e mi identifico nel protagonista....addirittura mi viene da piangere nella scena dove parte per lo spazio e non so se tornerà...
Stiamo male perché ci identifichiamo...ma la realtà è che se spengo il proiettore lì sotto c’è un semplice telone bianco!...

Banale?...si! Ma difficilissimo da capire!
E allora lo yoga cosa cavolo e’? A cosa serve? Perché lo faccio?....come posso fare per capire che quello è solo un film?
Lo yoga è cercare l’ interruttore che può spegnere il proiettore...


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Post3   I 6 Darshana


A cavallo del VI sec. A. C. nella cultura indiana si ha una svolta importante con l’inizio della codificazione della filosofia e la nascita dei darshana, o scuole di pensiero.

I 6 darsana più autorevoli e rappresentativi, tra quelli che sorsero sull’impulso di dare una sistematizzazione logico-critica al pensiero filosofico indiano ,sono:
Mīmāṃsā, Vedānta, Nyāya, Vaiśeṣika, Yoga e Sāṃkhya.

In realtà ciascun darshana proponeva il proprio punto di vista ,la propria interpretazione di quell’immenso, immane patrimonio filosofico che erano stati gli antichissimi Veda e le Upanishad.

L’autorevolezza dovuta al carattere di testimonianza diretta, rivelata, dei testi vedici viene mutuata dalle scuole cosiddette ortodosse come il Samkhya, lo Yoga e il Vedanta.
Lo yoga affonda le sue radici proprio nella conoscenza diretta dei saggi veggenti, i Rishi.
I diversi darsana si svilupparono intorno a diversi centri di attività filosofica e attraverso più generazioni, mentre le loro dottrine vennero enunciate sotto forma di brevi aforismi (i sutra).

Per esigenze di rigore espositivo e di incisività la letteratura dei Sutra ebbe un carattere spiccatamente laconico ed essenziale. Qualsiasi inutile ripetizione doveva essere evitata a favore di sintesi e concisione. Questo, però, rende difficile oggi la comprensione dei Sutra in assenza dell’aiuto di un commento.
Al di là di comprensibili divergenze, diversi sono i punti fondamentali su cui concordano i sei darsana. Primo fra tutti: l’importanza che viene attribuita alla teoria della conoscenza.


Tutti i darsana condividono la concezione evolutiva dell’universo.
Creazione, conservazione e dissoluzione si susseguono incessantemente, ma ogni volta ad uno stadio di maggiore evoluzione attraverso il quale l’umanità procede verso il suo sentiero di realizzazione, in accordo con le leggi che governano l’universo.
I sei punti di vista ammettono tutti la rinascita. Le varie vite di ciascuno sono come perle che si infilano a formare la collana della Vita. E la morte di sicuro non è mai una fine o un ostacolo, quanto invece l’inizio di nuovi passi.

“Lo sviluppo dell’anima è un lungo processo, benché intervallato dal periodico battesimo della morte.”
Infine un importante punto condiviso da tutti i darsana è l’obiettivo della liberazione o moksa, sinonimo di realizzazione e senso profondo del percorso umano.
La liberazione è emancipazione dall’ignoranza-avidya e dall’illusione da questa generata circa l’essenza e l’apparenza. È superamento del dolore e acquisizione dell’eterna Beatitudine, propria della nostra natura spirituale.

Questa liberazione è nel superamento dell’ingannevole individualità: “come l’onda che scioglie nell’oceano la sua apparente individualità ”


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Post2  Yoga e Sport (parte 2)


Facendo un po’ di ricerca è interessante scoprire gli atleti che hanno portato lo yoga nel proprio allenamento quotidiano:

Ryan Giggs ad esempio,famosissimo mediano del Manchester United a 28 anni rischio di troncare la sua attività, e fu solo grazie ad un amico appassionato di yoga che riuscì a prolungarla ai massimi livelli fino a 40 e più anni. Giggs sperimentò su di se quello che spesso accade grazie una pratica yoga abbinata all’allenamento tradizionale. Ovvero riequilibrare il corpo sbilanciato dal' intenso allenamento calcistico con Asana e Pranayama specifici.

Faccio l esempio di Giggs ma la lista di grandi campioni che si sono “salvati” grazio allo yoga è veramente lunga. Anche il nostro Gianfranco Zola in Inghilterra scopri' gli enormi benefici di questa pratica e non a caso anche lui come Giggs ha giocato ad alti livelli fino in tarda eta'.

Con questi due campioni vediamo la questione Calcio... ma in realtà potremmo parlare di qualsiasi altro sport.
Volendo riassumere brevemente il concetto di fondo che vedremo in questo post... potremo affermare che:
lo sport ha come obiettivo principale la performance mirata al raggiungimento del risultato...questo crea uno squilibrio perché anche lo sport più completo da un punto di vista motorio e' carente, sotto alcuni aspetti.”

Ad esempio anche il nuoto che viene spesso considerato uno sport completo in realtà non lo è! Perché con il suo “galleggiamento” annulla il " gioco della gravità".
Allora che cosa fanno i grandi club e gli sportivi d elite per ovviare a questo squilibrio?
usano la preparazione atletica o altro affine per ridurre lo squilibrio indotto dal' allenamento specifico.
E va benissimo! ..così facendo si può salvaguardare la salute e la carriera di un atleta.

Ma questo va bene in ambito professionistico …
e il “povero cristo sportivo fai da te della domenica “ ???che spesso si spara allenamenti e volumi di lavoro come un professionista?
E non si può permettere il lavoro di "bilanciamento"? A lui cosa succede?...semplice prima o poi si rompe....

In Germania è già dai tempi di Klismann che la nazionale utilizza lo yoga abbinato all'allenamento specifico. È grazie a Patrick Broome un famosissimo insegnante di yoga tedesco i giocatori dopo la seduta di yoga avevano una muscolatura molto più pronta molto più reattiva, più elastica e uno stato mentale più rilassato, non a caso sono diventati campioni del mondo!
Lo yoga controbilancia quello che l'allenamento sbilancia. Tutti gli allenamenti per quanto completi possano essere (anche in un club di professionisti)sono finalizzati alla realizzazione di una performance. L'allenamento per un tipo di sport mira principalmente ad aumentare la performance dell'atleta.

Questo disarmonia alla lunga si vede... incide in primis sulla salute del corpo e subito dopo sulla qualità della performance.
Non dimentichiamo che in uno sportivo semi o professionista la produzione di radicali liberi è altissima.
Lo yoga non ricercando assolutamente la performance mira principalmente all'equilibrio del corpo. Lo scopo degli Asana nello yoga è quello di tenere un corpo armonico , sano ed equilibrato in tutte le sue parti, quest equilibrio è ricercato perché aiuta il praticante ad accedere ai livelli più sottili , e spirituali della pratica.
Per uno Yogi un corpo “malato” difficilmente puo aiutarlo in un cammino spirituale di ricerca in quanto la mente sarà impegnata a gestire principalmente la “malattia”.

Ne va da se però che anche uno sportivo che non vuole diventare uno "yogi" dalla pratica dello yoga può trarre enormi vantaggi! Anche se il suo fine non è un percorso spirituale.
Poi chi sa' magari da "grande" sarà anche un vero yogi!

Abbinando allenamento tradizionale alla pratica dello yoga riusciamo a controbilanciare laddove l'allenamento ha creato squilibrio. In soldoni il tutto si traduce in questo: minor rischio di infortuni in primis e miglioramento della performance in quanto qualsiasi sport che prevede una maggior capacità è una maggiore ampiezza di movimento automaticamente garantisce una maggiore efficacia nello specifico movimento,una muscolatura più flessibile si "riposa" più velocemente perché l afflusso d ossigeno in tutti i distretti è più alto!
Se poi ci spingiamo un po' più in la' e analizziamo gli aspetti più sottili della pratica vediamo che lo yoga ha anche un altissima componente psichica legata alla ricerca della concentrazione , una dimensione direi di "bolla" mentale in cui ci si allena ad entrare,una dimensione spesso ritrovata in tantissimi sport con un alta componete mentale.

Potrei esempio vedere tranquillamente un maratoneta che durante le sua gara vive una dimensione mentale molto simile a una meditazione !la concentrazione prima di un difficile tuffo è molto simile a quella richiesta prima di eseguire un Asana complesso!
C'è già grande similitudine intrinseca tra sport e yoga... tutto sta nel sapere come metterli in "contatto "!
La Concentrazione necessaria durante la pratica yoga la puoi ritrovare anche durante una partita di fine campionato di play off ,quindi uno stato mentale ottimale che nella pratica dello yoga viene allenato per poterlo magari riprodurre durante la fase di gara. Vuol dire entrare in campo con la mente più libera meno inglobata e meno lenta nei ragionamenti.

Chiaramente tutto ciò non arriva in poche settimane di pratica, per avere alcuni risultati da un punto di vista fisico bastano si veramente poche sedute ma da un punto di vista mentale e' richiesta una costanza un pochino più lunga di almeno qualche mese.
Elemento che salta subito agli occhi del connubio yoga/sport è il prolungamento della carriera.
Prolungare la carriera per un atleta della "domenica" vuol dire non far si che il nostro sport preferito lesioni la nostra integrità fisica ,vuol dire non ritrovarci a 40/50 anni con dei problemi articolari molto gravi con cui spesso hanno a che fare alcuni atleti.
Mi permetto di poter affermare che la pratica dello yoga inizialmente aiuta il corpo fisico a rigenerarsi e lentamente prolungando la pratica negli anni si arriva probabilmente ad avere un rapporto più sereno col proprio sport preferito...

Diventiamo magari un po meno maniaci,frustrati o drogati di fatica e allenamento!!
Ricordiamoci sempre che lo sport mira essenzialmente a dar da mangiare al nostro ego ...lo yoga in realtà fa esattamente l'opposto ...CERCA DI TENERLO A DIETA.

Spesso purtroppo L' ego ci porta a vivere in funzione dei suoi desideri!
Praticando yoga non si diventa mai bravi a fare "yoga" fare una asana difficile dopo anni che pratichiamo non è un traguardo,è solo un semplice dato di fatto ! un punto a cui siamo arrivati ma non è l'obiettivo, questo approccio mentale se riportato anche in minima parte in pratica sportiva ci aiuta a vivere la performance, la gara, la competizione in modo molto più sereno e di conseguenza molto più efficace.

Vedo spesso in giro amanti dello sport che si preparano con pianificazioni sommarie,diventano quasi piu' amanti del' allenamento piuttosto che del' attività sportiva in se.
Il mio ragionamento mira soprattutto a sensibilizzare l'atleta della domenica quello che spesso ha creato una preparazione fai-da-te ,fatta in casa , e che spesso non potendosi avvalere dell'aiuto di un preparatore atletico rischia di portarsi in direzioni estremamente pericolose.

Basterebbe ad esempio per una un appassionato di sport ,che dedica tante ore alla sua attività sportiva inserire alcune pratiche di yoga settimanali, magari anche all'interno del proprio allenamento.
Potrei fare qualche esempio...due sedute da 1 ora a settimana sono un ottimo inizio,o anche 2/3 sedute settimana da 30min vanno bene lo stesso.

Il massimo poi sarebbe arrivare a fare ad ogni allenamento una doppia mini seduta di yoga(15/20min) prima e una dopo.
Per finire:
Ragazzi togliete il paraocchi! Ribilanciate i vostri allenamenti!! e se proprio non volete fare yoga fate qualcosa che riporti equilibrio ! Il vostro corpo ve ne sarà grato


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Post1 Yoga e Sport


Oramai sono veramente tantissimi gli atleti che grazie alla pratica costante dello yoga riescono a prolungare la propria carriera e ad ottenere risultati migliori nella propria disciplina.

Il problema principale che hanno oggi gli atleti con lo yoga è semplicemente uno…
“Il Pregiudizio”…molte persone quando sentono la parola “yoga” l’ associano subito all’immagine di una bella ragazza che comodamente tiene un piede dietro le orecchie stando magari in equilibrio sulle mani!
Oppure immaginiamo una persona seduta a gambe incrociate che tiene gli occhi chiusi e le mani come Buddha!
Alla fine poi le prime cose che ti dicono le persone quando gli proponi di fare una pratica di prova sono piu’ o meno le stesse:” eh no ma sai io sono legatissimo!!”oppure “nooo dai stare seduto a fare ommm,,,meditare,…no no non fa per me”
Tutto questo pregiudizio….be!! è un gran peccato!
Per fare yoga non bisogna essere ne “sciolti” ne “illuminati”!

Lo Yoga allena il corpo a diventare forte e flessibile, la mente a rilasciare lo stress e lo spirito a creare una serenità interiore, sviluppando nel contempo profonda armonia ed equilibrio .
In una pratica regolare, i muscoli e il tessuto connettivo sono simultaneamente allungati e rafforzati dando loro un ricordo elastico non raggiunto con gli esercizi tradizionali.
Questo è di estrema importanza per l'atleta che grazie a questa pratica stabilizza le articolazioni, riuscendo a prevenire o a minimizzare le lesioni che possono verificarsi a seguito dei ripetuti stress provocati dai movimenti tipici della performance sportiva in gara o in allenamento.

Lo Yoga ricordiamoci non è una religione o un culto.
E’ semplicemente uno strumento, come la macchina che tutti i giorni usate per spostarvi. Una macchina che possiamo usare semplicemente per andare tutti i giorni a lavoro oppure per farci un viaggio al mare oppure chi lo sa anche intorno al mondo!

Si tratta di un sistema di “tecniche” codificate daoltre 8.000 anni. che viene usato dalla gente per ottenere maggiore livello di salute e benessere, sia fisico che mentale. Diciamo pure un benessere di tipo “Olistico”!
La pratica allena il corpo a diventare forte e flessibile, la mente a rilasciare lo stress e lo spirito a creare la calma interiore, sviluppando nel contempo una profonda connessione tra l'intuizione e il potere personale.

Una pratica regolare di yoga dura da 15 min a 90min, solitamente è composta da Asana (posture del corpo) e Pranayama (tecniche di respirazione).
Spesso gli asana vengono eseguiti in modo “isometrico” e accade spesso che quando un muscolo si allunga ci sia il suo antagonista che l’aiuta farlo!
Tutto ciò fa in modo che i muscoli e il tessuto connettivo sono simultaneamente allungati e rafforzati dando un ricordo elastico non raggiunto con gli esercizi tradizionali.

Questo è di estrema importanza per l'atleta perché il tessuto connettivo si attacca al muscolo dell'osso e stabilizza tutte le articolazioni, in questo modo, si riesce a prevenire o a minimizzare le lesioni.
Non è un workout aerobico, ma alcune pratiche come l’Ashtanga Vinyasa o l’Hatha Yoga fatto in modo dinamico creano un forte dispendio energetico con conseguente consumo calorico
Purtroppo molti atleti spesso per una preparazione sommaria o non adeguata, vanno incontro ad infortuni con lesioni a volte gravi, tali da comprometterne definitivamente la carriera, o richiedere un intervento chirurgico ricostruttivo di muscoli, tendini e legamenti..

Lo yoga praticato in combinazione con gli allenamenti tradizionali , simulando i movimenti del corpo dettati dal tipo di sport praticato,riduce notevolmente i rischi di lesioni e infortuni.
Con la pratica l’atleta oltre ad aumentare la flessibilità muscolare, impara a dosare al meglio il proprio peso, distribuendolo equamente durante gli sforzi fisici a cui la disciplina praticata lo sottopone.
Raggiungere il top sotto quest’aspetto , non può che far migliorare le proprie prestazioni atletiche, consentendo performance migliori e piu’ efficaci.

La “pulizia del corpo” che si effettua regolarmente con Asana e Pranayama abbinati ad una dieta alimentare adeguata allo sportivo, comporta un benessere fisico e mentale , in cui tutti gli organi svolgono la loro corretta funzione, scambiandosi reciprocamente linfa vitale che per un atleta, significa salute e grandi risultati.

Come dicevano gli antichi Rishi aiuta a tenere una mente sana in un corpo sano , riesce a donare forza di volontà e grande determinazione a chi pratica sport agonistico, ed intende migliorarsi sempre.

La possibilità di creare i una mente libera dallo stress, è un enorme vantaggio per chi pratica sport agonistico, poiché aiuta a migliorare la concentrazione con la capacità di pensare positivo, e costituisce un enorme potenziale per gestire al meglio il potere decisionale. Molti atleti, come la cronaca spesso ci ha insegnato e proposto, e con sommo rammarico, ricorrono a farmaci e sostanze dopanti, che oltre a peggiorare lo stato psicologico li fanno incorrere in pesanti squalifiche o radiazioni. Qualcuno, cerca invece rifugio nella scienza applicata allo sport per migliorasi a livello agonistico, ma oggi se vale la pena parlare di medicina sportiva allora, non si può assolutamente ignorare che la pratica dello yoga, è uno strumento prezioso che garantisce benessere fisico e mentale sia alla gente comune sia agli atleti di alto livello.



 
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