KOS'E'YOGA

Yoga non è toccarsi la punta dei piedi, ma ciò che accade mentre cerchi di farlo.

"Se riesci molto bene in un asana  ma con la testa sei altrove, non stai facendo yoga: sei solo molto flessibile."


" Lo yoga è lo strumento con cui l'essere umano può sospendere l'identificazione con i propri pensieri ed emozioni e sollevarsi dai pesi e limiti dell' ego,limiti che generano anche sofferenza e attacamento."


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POST 05  10/16

Il rapporto tra Ashtanga Vinyasa Yoga, Hatha Yoga e Ashtanga Yoga. Un po di chiarezza.

Da:Hatha Yoga “Formazione per Insegnanti 2016”

Di Silvia Romani e Max Gandossi www.centrolistico.it


"Dietro alla forza del corpo c’è un'energia di natura spirituale che ci fa vivere. Per avere accesso alla spiritualità, occorre prima capire la dimensione fisica. Questo corpo è il nostro Tempio e questo tempio è Atman."
Sri K.Pattabhi Jois.

Nella nostra moderna società, dove i media e il web permettono di avere accesso a numerose risorse di testo, immagine e video è semplice farsi velocemente un'idea di un argomento e,nella fattispecie, delle differenze tra due metodi di lavoro, ma spesso questa idea si basa su paradigmi sbagliati o anche solo molto superficiali.

Due scuole apparentemente diverse, due metodi che ad uno sguardo superficiale possono sembrare quasi inconciliabili, in realtà poi risultano essere figlie della stessa tradizione o addirittura dello stesso Maestro. È questo il caso del metodo di studio e pratica di yoga divulgato da sri K. Pattabhi Jois che è conosciuto ai più come Ashtanga Yoga (la cui dicitura corretta sarebbe, ill realtà, Ashtanga Vinyasa ma la sostanza non cambia molto) e la scuola di sri B.K. S. Iyengar, di Indra Devi e di Desikachar e delle scuole che dal loro lavoro di insegnanti hanno avuto origine che passano sotto il nome di Hatha Yoga.

In realtà sono tutti allievi di Sri T. Krishnamacharya che a sua volta studiò per sette anni e mezzo in una caverna ai piedi di un monte del Tibet con Sri Ramamohan Bramachari il quale lo istruì seguendo i principi enunciati nell'antico testo Yoga Kurtmta (lett. libro sullo yoga)
Questi principi erano relativi al codice comportamentale espresso in gruppi di sutra recitati e trasmessi oralmente come prevede la tradizione parampara; asana divisi in gruppi e studiati in sequenze precisamente costruite di vinyasa cioè di passaggi e movimenti fluidi volti a raggiungere l'asana stesso nel migliore dei modi e di metodi di controllo dell'energia sottile, come bandha, pranayama,mudra.
T. Krishnamacharya nella sua vita insegnò a numerosissimi allievi, alcuni dei quali sono stati i più grandi divulgatori dello yoga nel mondo occidentale, in America ed Europa.

Quindi la domanda sorge spontanea: noi cosa facciamo ashtanga yoga o hatha yoga?
Vorrei dare da subito  una risposta rilassante rispetto alla smania di differenziazione e cioè che si può dire che un metodo sia figlio dell'altro, o meglio che l'hatha yoga ( lett. yoga dello sforzo) sia una strada per il raggiungimento dell'obbiettivo dell' ashtanga yoga (yoga degli otto rami) cioè acquietare i vortici mentali e riconoscere la propria intima natura aldilà di essi.
Per quanto invece attiene alle differenze tra i due metodi, sono differenze che non influiscono in alcun modo nella pratica attuale e non si rilevano in realtà come differenze tra le due scuole citate, cioè quella di derivazione Mysore-Pattabhi Jois chiamata ashtanga e quella invece di altre derivazioni comuni chiamata hatha.

Facciamo quindi una distinzione tra ciò che e tradizionale e ciò che invece è di origine recente:

l'ashtanga yoga o raja yoga è il percorso iniziatico definito dagli yoga sutra di Patanjali ,
testo datato tra il 300 a.c. e il 300 d.c. , lo hatha yoga invece compare intorno al 1400 d.c. o almeno in questo periodo viene sistematizzato nel testo "Hatha yoga" andato perduto e citato più volte dal molto meno prezioso "hatha yoga pradipika"che invece è stato consegnato alla storia e che ne è contemporaneo. Gli yoga sutra sono un testo nato nella cultura vedica e,secondo tradizione, scritto da Patanjali per ordine di Shiva che è il vero padre dello yoga, che lo creò per curare i mali della natura umana, cioe l'attaccamento e l'avversione.
Hatha yoga è un trattato che nasce dalla cultura tantrica, ritornata in auge dopo più di tremila anni appunto intorno al 1400 d.c.

Le attuali scuole hatha e ashtanga, per quanto vengano ricondotte alla tradizione tramandata nello yoga kurunta, rimandano ad un lavoro sistematizzato e divulgato a partire dal 1930 circa quando Krishnamacharya iniziò ad utilizzare il concetto di Vinyasa Krama (giusto movimento o anche "un passo alla volta")

Tornando invece alla tradizione è importante capire l'origine filosofica delle due scuole di pensiero veda e tantra. La differenza fondamentale, infatti, tra l'approdo finale della cultura vedica, di origine ariana, in particolare del vedanta che è quella parte della letteratura vedica che indaga l`ambito della natura umana da noi definito come inconscio, e il principio guida della cultura tantrica è proprio la condizione umana e la relazione che c'è tra l'uomo e la realtà.

 Nel vedanta la realtà viene considerata una mera illusione della mente umana, che in una sorta di scenario alla Matrix, vive in una condizione simil onirica in cui è costantemente condizionato dalle proiezioni di maya, l'illusione della realtà, e dalla programmazione mentale che ne consegue.
 Lo yoga sarebbe, quindi, il percorso di risveglio da questa condizione di dormiente e il corpo, alla
stregua delle altre forme della apparente realtà, viene considerato un'illusione.
Come le altre illusioni vuole essere trasceso e abbandonato dal praticante.

 Nel tantra invece la realtà è una forma evidente del divino ed è assolutamente reale, ivi compreso il corpo che è strumento di affermazione del potenziale umano in vita e viene trasceso naturalmente nel conseguimento del suo pieno controllo con la pratica.
Per quanto concerne il metodo di trasmissione, possiamo con certezza dire che

lo yoga che si insegna attualmente ha certamente una metodologia tantrica, volta, quindi, a spiegare in termini pratici il metodo per raggiungere il risultato desiderato.

  I testi della tradizione tantrica quali il Shiva Samhita, Gheranda Samhita, Hatha yoga pradipika, fanno direttamente riferimento al modo di eseguire una determinata pratica per ottenere il risultato sul piano spirituale, come per esempio la spiegazione di Siddhiasana, comune ai testi citati che riporta

 "sedere con il piede sinistro a contatto dell'ano e il sinistro a contatto dei genitali eseguendo il jalandhiara bandha e mantenendola schiena dritta.
Il praticante che esegue questo asana per dodici anni raggiunge certamente l`illuminazione".


  Un altro punto molto importante che avvicina decisamente il mondo dello yoga contemporaneo a quello tantrico è la concezione dei due sessi, laddove nella tradizione vedica lo studentato era un percorso previsto solo per gli uomini, mentre lo hatha yoga, così come è pedissequamente descritto nei testi sopra citati, è una pratica destinata a tutti, uomini e donne.

Se quindi leggiamo la citazione di Sri Pattablii Jois riportata all'inizio e consideriamo le due scuole da questo punto di vista si può tranquillamente dire che tutti noi che pratichiamo usando anche e non solo il nostro corpo, facciamo hatha yoga, nel senso più tantrico del termine e tutti noi che aspiriamo a liberarci dalle catene dei condizionamenti mentali, dal brusio di pensieri e dalle miriadi di bisogni indotti dall'esterno, camminiamo sul sentiero definito da Patanjali come ashtanga yoga.


In fondo trovare le differenze e dividere è tipico di un parte della mente umana cosi come invece è parte integrante del significato dello yoga (yug= soggiogare unire) trovare la radice
comune , quanto meno in ognuno di noi.



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POST 04  9/16


Yoga Chitta Vritti Nirodha

 Da:Yogavitaesalute.it di Roberto Rovatti


"YOGA Chitta Vritti Nirodha è la frase che riassume più di tutte il fine del Raja Yoga.

In italiano si potrebbe riassumere così: “Lo yoga estingue le modificazioni della mente”(?)Cosa vuol dire? Che si smette di pensare? Ovviamente non è così, il vero significato è che lo yoga produce nel tempo una condizione di quiete e stabilità in cui la mente finalmente smette di agitarsi.
Questo le consente di sviluppare le proprie potenzialità, si apre a una maggiore capacità di visione e di comprensione che lentamente conducono all’Illuminazione. Un esempio che faccio sempre nei corsi, è quello dell’acqua del mare: se agitiamo l’acqua la sabbia del fondale si alza e non si vede più niente. Ma se lasciamo l’acqua quieta, le particelle in sospensione lentamente si depositano, l’acqua diventa trasparente e tutto diventa più chiaro. Lo stesso vale per la nostra mente, i pensieri che continuamente si agitano non consentono di ragionare con serenità e di vedere le situazioni con chiarezza. Il problema attuale degli uomini (e delle donne naturalmente!) è che sono sempre presi da mille pensieri, e “stranamente” più pensano e più s’incasinano.





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POST 03  9/16

ASHTANGA YOGA di Maharishi Patanjali

Da: www.suryanagara.it/ di: Emy Blesio


L’Ashtanga Yoga (otto membra o braccia)  otto livelli per arrivare alla realizzazione del sé.
Non è uno stile bensì una denominazione, una compilazione sistematica, o codificazione, dello Yoga classico, chiamato in seguito Raja Yoga (Yoga regale), del saggio Patanjali negli Yoga Sutra (scritture dello Yoga), per ordinare e suggerire il percorso che si dovrebbe intraprendere per raggiungere la realizzazione. 
Patanjali (pata = caduto dal cielo e anjali o jali = mudra della preghiera. Ovvero la grazia caduta dal cielo) è collocato tra il 400 a.C. al 400 d.C.
L’intenzione degli Yoga Sutra è rendere, a livello informativo, l’elevata esperienza di realizzazione assoluta del Sé, dapprima passata solo verbalmente da Guru a discepolo con metodo iniziatico, e solo rivolto agli uomini, e in seguito portato, attraverso Patanjali, alla conoscenza del popolo. Insomma un manuale pratico, di utilissime “Istruzioni per l’uso”.
Dunque vorrei provare a sintetizzare, in poche righe, questi otto passi per chi, per caso o per ricerca, in questa determinata fase della sua vita, si accosta per la prima volta allo Yoga.
 
Ashtanga: gli otto stadi principali necessari per intraprendere il cammino progressivo verso quella che gli indiani chiamano liberazione (moksha) dalle rinascite. 
I primi due stadi sono costituiti dalla disciplina morale, che comprende sia le cinque regole Yama (che armonizzano le relazioni interpersonali) sia le cinque osservanze Niyama (che armonizzano la relazione con se stessi).

 1 Nel primo stadio (Yama), i praticanti dovrebbero, dunque, astenersi dall’offendere ogni creatura vivente (Ahimsa), essere veritieri (Satya), astenersi dal prendere ciò che non gli appartiene (Asteya), avere controllo delle proprie passioni ed emozioni (Brahmacharya) e non prendere più di quanto è necessario (Aparigraha). 

2 Il secondo stadio riguarda i Niyama, che suggeriscono l’osservanza  di un corretto approccio con se stessi, cioè: mantenere la purezza del corpo e dello spirito (Saucha),  essere felici di quanto si possiede (Samtosha), cimentarsi con costanza, passione e decisione a delle prove, per conseguimento della propria realizzazione (Tapas), dedicarsi alla ricerca e studio del Sé più profondo attraverso le sacre scritture (Svadhyaya) e, infine, abbandonarsi al Giusto Disegno,  Principio, l’Origine (Ishvara-Pranidhana).

3 Il terzo stadio riguarda gli Asana, le posizioni.  Asana significa sedile, trono, posizione comoda, pertanto, il praticare queste posizioni implica naturalezza, benessere e non sofferenza perché “Uno Yoga che fa male è uno Yoga fatto male!” come diceva un mio caro amico, Gerard Blitz, ex-presidente della Federazione Europea Yoga.

4 Nel quarto stadio si utilizza la respirazione Pranayama (il controllo del respiro) funzione basilare, molto importante della nostra vita che inizia con una inspirazione e termina con un’esalazione. Il controllo del respiro consente un’acquisizione di consapevolezza e permette di portare la propria attenzione sul presente.

5 Il quinto stadio, Pratyahara, corrisponde alla dissensazione, al ritiro della coscienza e dei sensi dall’esterno per portarla all’interno, un assorbimento che induce il passaggio all’anga successivo. 

6 Il sesto stadio, contempla la concentrazione Dharana. La Dharana consente alla mente di focalizzare un solo oggetto escludendo tutti gli altri. Questo permette di eliminare le distrazioni e qui si entra nei livelli più elevati. 

7 Nel settimo stadio si arriva a Dhyana, la contemplazione, erroneamente chiamata meditazione, che si divide in altri livelli. Nella Gheranda Samhita viene diviso in tre parti. Il primo detto concreto e grossolano (Sthula), il secondo detto luminoso (Jyotis), il terzo detto sottile (Sukshma) .

8La conseguenza arriva con l’Ottavo stadio, Samadhi, che è l’estasi suprema, l’immersione nel Tutto. La non separazione. Anche questo stadio ovviamente ha parecchi livelli. Per Patanjali ve ne sono due: quello conscio (samprajnata) e quello inconscio (asamprajnata). Questi si dividono in altri. In effetti, ognuno può sperimentare un suo personale Samadhi.

Comunque volevo puntualizzare che il percorso non segue rigidamente questi passi. Uno stadio non può essere dissociato dagli altri. Ogni individuo potrebbe stravolgere questo elenco. 

Lo Yoga, come è stato tramandato nei vari millenni, possiede un potere inimmaginabile che dovremmo tenere in grande considerazione e molto molto molto rispetto.

 Ebbene, credo di aver spiegato un poco quello che è l'Astanga Yoga codificato dal grande saggio  Patanjali e la differenza con l'Astanga Vinyasa che ha creato molta confusione in Occidente. Infatti è visto a volte come un “tipo di Yoga violento o troppo energico”.
Un tale concetto errato non può che portare a fraintendimenti, con danni allo yoga stesso perché può allontanare i neofiti da un percorso utile .
In effetti la confusione è nata da una linea di Yoga creata da Shri Krishna Pattabhi Jois, discepolo di SriKrishnamacharya. Fu Krishnamacharya a inseritre proficuamente il vinyasa nella sua pratica riesumando  insegnamenti provenienti da antiche Upanishad. 
Si parla di uno stile recente quello di Pattabhi Jois, della metà del secolo scorso, e precisamente fu chiamato da lui "Ashtanga Vinyasa Yoga". 
È  una evoluzione dello Yoga contemporaneo, non uno yoga violento, ma è una proposta personale di uno yoga con inserimento di Dharana (concentrazione), Bandha (contrazione o legame) e di un determinato Pranayama (respirazione) che controlla la cintura addominale. 
Ovviamente, non è un sistema facile, da proporre a tutti indiscriminatamente. Per seguire questo stile si deve essere in buona salute e con un corpo preparato ginnicamente. Oppure, con una graduale preparazione, può costruire bene l'apparato muscolare e preparare ginnicamente.




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POST 02  9/16

ASHTANGA VINYASA YOGA

tratto da “Ashtanga Yoga” di David Swenson

Patanjali, l'autore degli Yoga Sutra, ha descritto gli otto aspetti dello yoga come rami di un albero. L'analogia di Patanjali è un'immagine perfetta. La saggezza e la spiritualità si sviluppano come la crescita di un albero. La natura è costante e graduale. Il mondo dello yoga con le sue miriadi di stili e tipi d'approccio può essere paragonato ad una foresta di varietà e colori. Ogni albero in una foresta ha lo stesso fine: tendere verso la luce, e il metodo di un dato albero non è migliore di quello di un altro.

 Ogni specie ha le sue caratteristiche individuali che le permettono di svilupparsi al suo massimo potenziale. I vari sistemi dello yoga sono singolarmente unici, ma hanno tutti lo stesso fine: crescere verso l'illuminazione. II particolare sistema di yoga descritto in questo manuale deriva dagli insegnamenti di K. Pattabhi Jois che è il direttore e fondatore dell'Ashtanga Yoga Research Institute di Mysore in India. Egli ha appreso questo metodo dinamico dal suo maestro Krishnamacharya e lo ha a sua volta trasmesso a migliaia di studenti in tutto il mondo. Esso si basa su una sequenza speciale di posture ed è focalizzato su tecniche respiratorie particolari. Se ci si esercita con regolarità e consapevolezza, l'albero descritto da Patanjali incomincia a germogliare. L'esercizio è l'unico modo di alimentarlo. K. Pattabhi Jois ama dire, "99% pratica e 1% teoria".

 Con il tempo ho apprezzato la profondità di questa semplice asserzione. Solo tramite l'esercizio possiamo gustare i frutti dell'albero dello yoga, senza di esso facciamo solo delle speculazioni e della teoria. Se vogliamo conoscere le qualità di una mela non servirà a nulla farne dei disegni o cercare la mela in un vasetto, ma sarà bene dare un morso alla mela stessa, in modo da avere un'esperienza diretta della sua essenza. Anche il valore nutritivo della mela sarà assorbito subito e assimilato mentre ne apprezziamo le qualità.

Per conoscere l'Ashtanga Vinyasa Yoga bisogna assaggiarlo attraverso l'esercizio. Con l'esercizio regolare si nutrono gli otto rami e incomincia a manifestarsi l'intuito (discernimento) personale. Diventiamo consapevoli di cosa immettiamo nel nostro corpo e di come interagiamo con il mondo intorno a noi. Da questo tipo d'introspezione incominciano a svilupparsi le qualità di Yama e Niyama. Asana e Pranayama si sviluppano se eseguiamo ogni singola postura focalizzandoci sul respiro. Mentre fissiamo la mente sulla qualità e sul suono del respiro i sensi si ritirano verso l'interno e si manifesta l'elemento Pratyahara.

Mano a mano che miglioriamo le nostre capacità di controllare i sensi, impedendo loro di vagare qua e là durante la pratica, la sottile qualità della concentrazione si approfondisce in forma di Dharana. Con il tempo la pratica s'interiorizza ulteriormente e la concentrazione si raffina, mentre aumenta la nostra capacità d'essere presenti. La pratica si tramuta allora in una profonda esperienza meditativa chiamata Dhyana. A questo punto abbiamo creato una maggiore possibilità di esplorare i reami più sottili dello yoga, conosciuti come Samadhi, e comprendiamo la pura essenza di tutto ciò che esiste. Lo sviluppo di questi rami non avviene in senso lineare. Essi germogliano a tempo debito.

Non è possibile accelerare la crescita di un albero. Esso si espanderà con il maturare della nostra comprensione delle profondità dello yoga. La pazienza è il migliore strumento per aiutarci nel viaggio lungo il bel cammino dell'Ashtanga Vinyasa Yoga. Esso serpeggia in ogni sfaccettatura della vita. L'Ashtanga può essere usato come un metodo per mantenerci fisicamente in forma; oppure può essere attraversato come una strada per esplorare il regno sottile della spiritualità. Qualunque sia il fine da noi scelto, esiste un unico metodo per raccoglierne i benefici, ed è l'esercizio!




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POST 01  9/16

Cosa non è lo yoga e perchè saperlo può cambiarti la vita.

di : Fabrizio Pisasale


Per parlarti di che cosa sia lo yoga, non posso che parlarti di me. Questo rispetta sia gli insegnamenti sacri che ho appreso negli anni, sia le nuovissime scoperte della comunicazione.

Che cos’è lo Yoga?  

La storia che stai per leggere riguarda un uomo, 39enne, la sua passione di una vita, e la disciplina che da tanti anni lo cala come per magia, in uno scenario affascinante e pieno di tutte le possibilità.E’ dentro una giacca elegante, dentro i palazzi le grandi società di informatica che la nostra storia deve incominciare.

Negli occhi di una bambina di 3 anni che cresce sorridendo alla vita, in una casa su una collina a qualche Kilometro dalla Capitale, nelle palestre romane e nel frenetico e problematico quotidiano che sicuramente anche tu vivi.

 

Questo è yoga. 

Pensi che lo yoga sia una religione ?

Pensi che si tratti di esercizi fisici per la salute ?

Oppure potrebbe essere una filosofia di vita, o un sistema psicologico per far evolvere la mente ?

Niente di tutto questo, amica mia, amico mio.

Allo stesso tempo esattamente tutto questo.

 

Niente nozioni solo esperienza.

Se ti aspetti una descrizione nozionistica dello yoga, ti conviene chiudere subito questa pagina, non troverai oggi in questo post risposta, ma quello che posso condividere con te, è come la sua pratica possa rivoluzionare la vita di una persona e far sbocciare il bellissimo fiore della sua personalità.

Già, perché solo quando sei veramente te stesso sei in pace con il mondo.

Come starai sospettando, sono un maestro di yoga, e per vivere mi occupo di progetti informatici. Ho una casa, una figlia, ed i 10.000 problemi che il quotidiano mi mette davanti.

Pago le tasse.

Pago le bollette.

A volte mi lamento dell’Italia.

A volte rido della politica.

Sono stato invitato a scrivere qualche articolo sullo yoga in questo blog, ed ho accettato volentieri e con entusiasmo. Già, perché sono un entusiasta di natura.

Ora ti racconto una piccola storia, e per questo ti chiedo di immaginare due buoi, uno bianco ed uno nero che hanno il compito di arare un terreno.

 
 
Come che c’entra ?

Abbi fiducia … continua ad immaginare insieme a me !

Due buoi che arano un campo.

Immagina che quel terreno fertile da arare sia la vita, e che ognuno di questi buoi abbia una sua intelligenza ed una sua idea di come arare il campo.

Per creare dei solchi profondi nel terreno e piantare dei semi, sopra le teste dei due buoi, viene posto un giogo: una struttura di legno che orienta il percorso dei due animali e li costringe ad andare nella stessa direzione.

Se in questa storia, la vita è il terreno, i buoi sono la rappresentazione del mondo duale in cui noi siamo calati.

 

Devo e Voglio spiegarmi meglio :

Da esseri umani, facciamo esperienza della vita attraverso la dualità:

abbiamo due braccia e due gambe, esiste il cielo e la terra, il sole e la luna, maschile e femminile, bene e male, positivo e negativo.

Insomma tutto il nostro mondo è in relazione ad una polarità.

Per tornare alla nostra storia, i due buoi sono la rappresentazione simbolica dei due emisferi cerebrali di cui siamo costituiti, del bene e del male al quale spesso siamo soggetti, e alla nostra eterna relazione tra mente e spirito.

  

Il Giogo.

Il Giogo [Yug ] è lo yoga.

Si tratta dello strumento [e quindi della tecnologia] che permette di allineare la nostra vita duale, che tende ad andare in tante direzioni, in una sola direzione, quella che ci permetterà di raccogliere i frutti della semina.

La pratica dello yoga è uno strumento che mette in relazione le due parti della nostra psiche, che mette pace al nostro vociare interno e ci permette di raggiungere i risultati che nella vita desideriamo raggiungere.

Stiamo arrivando ad una definizione sostanziosa :

Lo yoga è una tecnologia per il benessere psico-fisico dell’individuo che gli permette di equilibrare i suoi aspetti per vivere in armonia e raggiungere serenamente i suoi obiettivi.

Ultima cosa: lo yoga funziona perché è una tecnologia sacra.

Sacro ed antico giogo.

Attenzione!

Ho detto sacra e non religiosa.

Sacra vuol dire separata dal quotidiano.

Si è tramandata così da millenni [8000 anni].

Sacra ed antica, possiamo aggiungere anche questi termini, quindi, ricominciamo:

Lo yoga è una tecnologia sacra e millenaria che studia come raggiungere il benessere psico-fisico dell’individuo per equilibrare i suoi stati interiori, vivere in armonia, e raggiungere serenamente i suoi obiettivi.

Ti chiedo di seguirmi ancora per attimo, voglio tornare su uno dei termini usati in questo post per il lieto fine della nostra

condivisione :

Sacro vuol dire separato dal contesto, ma allo stesso tempo sacro vuol dire accessibile.

Lo yoga è assolutamente accessibile a tutti, ma perché funzioni e ti permetta di raccogliere i frutti della semina, ha bisogno di una pratica disciplinata separata dal contesto del quotidiano.

Per questo oggi una pratica millenaria come quella dello yoga ha tanto successo, essa è:

1 Accessibile a tutti,

2 Facile [ma richiede impegno],

3 Potente,

4 Di immediata fruibilità,

5 Fornisce una chiave preziosa per riequilibrare il sistema mente corpo.

Oggi, vestire una giacca elegante o un tailleur, svolgere un lavoro di successo, pensare alle esigenze della famiglia, pagare le bollette ed affrontare le problematiche della una vita di tutti i giorni, non è una dimensione separata dalla pratica personale di un Uomo che sperimenta una tecnologia per il suo sviluppo personale.

Questa, amico mio, è la storia, questa è la mia esperienza, l’unico punto di partenza che possa condividere insieme a te, perché è la realtà che mi riguarda e sono sicuro che riguarda anche te.

Ti invito a riflettere e a condividere il tuo pensiero:

 
Se con il termine “sacro” si intende qualcosa di separato dal contesto, ed allo stesso modo accessibile, ci sono, nella tua vita delle attività che tu ami e che ti piace fare, che ti mettono in una relazione del genere con te stesso ?

Aspetto la tua risposta.

Che questo mio saluto lustri la tua anima.

Sat nam

Fabrizio










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